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Cenni sul tasso naturale di disoccupazione

Siamo abituati a pensare in termini microeconomici al mercato del lavoro: l’equilibrio tra domanda e offerta si determina ad un preciso livello dei salari W. Se c’è disoccupazione, gli imprenditori troveranno sicuramente qualcuno disposto a lavorare per un salario inferiore a quello corrisposto a chi è già impiegato. Per questa via si produce una riduzione dei costi marginali di produzione, una riduzione dei prezzi con conseguente aumento della domanda. Di qui ancora la necessità di espandere la produzione e quindi di assumere nuovi lavoratori. Per questa via si giungerebbe ad un equilibrio di piena occupazione.

Eppure in letteratura si parla spesso di tasso naturale di disoccupazione, come a sottolineare che un sistema economico non possa tendere invece ad una situazione di piena occupazione.

Noi sappiamo come si determinano i salari:

W=PF(u,z)

Essi dipendono dal livello dei prezzi ed in maniera inversa dal tasso di disoccupazione (z invece rappresenta un inieme di variabili, v. qui).

Sappiamo inoltre come si determinano i prezzi

P=W(1+µ)

cioè dipendono dai salari più il mark up µ dell’imprenditore.

Svolgendo semplici passaggi algebrici arriviamo alla seguenti equazioni:

e quindi

Questa equazione rappresenta il tasso di disoccupazione di equilibrio, notoriamente conosciuto come tasso naturale di disoccupazione. Siccome ciò che conta non sono i salari nominali W ma quelli reali W/P vediamo che la componente dei prezzi P è fondamentale. Siccome P però non è costante ma varia nel tempo, ancor più importante sarà determinare il valore atteso di P (Pe) in quanto una sovrastima o una sottostima determinerà un aumento o riduzione dei salari reali, variando di conseguenza il livello naturale di disoccupazione.

In questo modo abbiamo superato l’equilibrio nel mercato del lavoro come semplice incorocio tra domanda e offerta di lavoro. Abbiamo invece fatto risaltare che l’equilibrio dipende dal livello dei salari fissati nella relativa equazione e ciò è molto più realistico poichè essi non sono sempre liberi di fluttuare verso l’alto e soprattutto verso il basso. Spesso sono fissati a seguito di contrattazione collettiva, altre volte seguono il criterio dei salari di efficienza; non possiamo però ritenere che vi sia quella flessibilità tale da far considerare W come una variabile qualsiasi di equazione, in grado di assumere qualunque valore. Si pensi solamente al fatto che schiacciando troppo verso il basso i salari si otterrebbe l’effetto per cui la disutilità del lavoro diverrebbe prevalente rispetto all’utilità del salario, con una sorta di conseguente preferenza per l’inoccupazione.

Dal tasso naturale di disoccupazione 1-N/L (N/L indica il rapporto tra occupati e foorza lavoro), possiamo passare a ricavare il tasso naturale di occupazione: N=L(1-u). Se la forza lavoro è di 100 milioni e il tasso naturale di disoccupazione del 4%, il tasso naturale di occupazione sarà: 100*(1-0,04)=100*(0,96)=96.000.000

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2 commenti

  1. […] (ed infatti il tasso naturale di disoccupazione è pari a 1/(1+µ) come è possibile leggere qui); l’equilibrio man mano si sposta verso Y’ dove abbiamo l’intersezione con la […]

  2. […] tasso naturale di disoccupazione ne abbiamo già parlato qui ma ora cerchiamo di chiarirlo alla luce della curva di […]

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