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La legge di Okun

In economia bisogna correre per restare fermi (così ricordo da Stiglitz, 2010)

La legge di Okun nasce dalla osservazione empirica e riguarda la relazione tra la variazione della disoccupazione e la variazione della produzione (output). Possiamo ad es. supporre che una riduzione della disoccupazione pari all’ 1% comporti un pari aumento dell’output. In questo caso reggerebbe la relazione

ut-ut-1=-gyt

vale a dire che la variazione della disoccupazione dal tempo t-1 al tempo t è uguale al negativo della crescita dell’output.

Si tratta ovviamente di una semplificazione perchè nel mondo reale interviene una moltitudine di fattori che rende estremamente diffcicile il calcolo: la produttività dei nuovi occupati, la flessibilità dell’orario di lavoro (piuttosto che assumere un imprenditore potrebbe richiedere dello straordinario) ecc. E’ possibile però svolgere un’analisi empirica ed osservare statisticamente quale variazione nel tasso di crescita del PIL (o output o produzione) sia necessario per far sì che ut-ut-1 sia pari a zero, ovvero che non vi sia aumento della disoccupazione.

Sempre riportando dal testo di macroeconomia di Blanchard (come ogni post di questo blog), guardiamo il seguente grafico reltivo agli USA

okun

Sull’asse delle odinate c’è la variazione nel tasso di disoccupazione e su quello delle ascisse la variazione dell’output. Quando ad es. l’output aumenta del 2%, il tasso di disoccupazione aumenta dello 0,4% circa. La retta raffigurata rappresenta invece la regressione lineare ovvero la retta che approssima meglio la nuvola dei punti. Come vediamo l’output deve crescere almeno del 3% ogni anno per evitare una crescita della disoccupazione.

Il fenomeno si spiega facilmente: se la popolazione aumenta dell’1,7% annuo e la produttività dell’1,3%, il PIL dovrà aumentare almeno del 3% per assorbire i due fenomeni. Se guardiamo all’equazione riportata nel grafico

ut-ut-1=-0,4(gyt-3%)

segnaliamo che 0,4 rappresenta la pendenza della retta. In sostanza un incremento del PIL dell’1% comporta una riduzione dello 0,4% nel tasso di disoccupazione.

Generalizzando possiamo scrivere

ut-ut-1=-β(gyt-g*y)

dove g*y rappresenta il tasso normale di crescita per lassciare inalerata la disoccupazione e β misura l’impatto della variazione dell’output oltre quello normale.

Insomma se cresce l’occupazione non per forza diminuisce la disoccupazione. Se delle persone che prima non erano statisticamente considerate disoccupate (ad es. perchè ancora in età scolare) vengono impiegate, costituiranno nuova occupazione ma chi era disoccupato prima tale rimane anche dopo.

Ecco perchè in economia bisogna correre per restare fermi.

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